<p><span><span><span><span><span>Il cannone navale da 381 mm viene realizzato agli arbori della storia aziendale, quando la Vickers Terni venne incaricata della costruzione di artiglierie di grosso calibro per le divisioni navali della Regia Marina. Le prime commesse in realtà riguardavano i 305/46 mod. 1909 di tipo Vickers-Armstrong, per equipaggiare la Cavour, la Leonardo Da Vinci e l’Andrea Doria, ma i favorevoli risultati ottenuti spinsero l’azienda spezzina ad accettare l’incarico di costruire nuovi pezzi di calibro ancora superiore, ovvero i <b>381/40</b>. All’epoca questo cannone era considerato il più potente su scala mondiale ed era usato dalla Royal Navye e dalla Kaiserliche Marine, ragion per cui anche la Regia Marina nel 1913 spinse per la sua messa in produzione, destinando i pezzi ad armare le navi da battaglia della divisione “Caracciolo”. </span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span>Il cannone 381/40 venne realizzato in tre diversi modelli dalle aziende Armstrong, Vickers Terni e Ansaldo, che portarono a compimento rispettivamente il cannone Elswick mod. A, il Vickers Mark “A” e il modello Schneider-Ansaldo. I primi due sono del tipo con cerchiatura a nastro d’acciaio, mentre il modello Ansaldo è un monoblocco. </span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span>La costruzione di un pezzo d’artiglieria così imponente non è semplice: la lunghezza della canna viene fissata a 40 calibri per via delle difficoltà di realizzazione, ma il progetto originario prevedeva 45 calibri. </span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span>Il primo esemplare compiuto è proprio quello della Vickers Terni che viene testato nel poligono di tiro della Marina nel 1914.</span></span></span></span></span></p>
<p> </p>
<p><span><span><span><span><span>Negli anni 50’, per far fronte alle richieste della Marina Militare Italiana, l’<strong>OTO Melara S.P.A</strong>. iniziò a lavorare ad alcuni programmi nel campo delle artiglierie navali che avrebbero cambiato la storia della società, proiettandola nelle aziende leader su scala mondiale nel campo delle artiglierie navali. Uno di questi, era il progetto del complesso binato navale sovrapposto da 76/62: un nuovo sistema dual-purpose (AA/Asu) destinato ad equipaggiare i 4 cacciatorpediniere della classe <i>Centauro</i>. La Marina Militare Italiana aveva richiesto infatti un’arma capace non solo di opporsi alla minaccia aerea, ma anche in grado di sparare ad un ritmo di tiro di almeno 60 colpi/minuto e di sviluppare un’azione a fuoco ininterrotta di una durata non inferiore ai 10-15 secondi e con una portata utile di almeno 10 km. Mentre la Marina procedeva nello sviluppo della balistica interna ed esterna, la progettazione delle armi fu affidata a due aziende concorrenti: la SMP (Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli), che realizzò l’omonima torre singola su indicazioni dell’ingegnere Raimondo Palmas e l’OTO Melara, dove sotto la guida di <strong>Renato De Leonardis</strong>, assistito da <strong>Camillo Corradi</strong> e <strong>Sergio Ricci</strong>, si costruirono il cannone binato da 76/62 e quello singolo denominato <b>76/62 MMI.</b> </span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span>Questo modello ad affusto singolo adottava lo stesso meccanismo a bracci oscillanti della torre binata per quanto riguarda il sistema di caricamento, ma con un’importante differenza, ovvero l’aggiunta, nel deposito munizioni di una giostrina contenente 43 cartucce in grado di consentire raffiche di spari continuative sino a un massimo di 64 colpi senza intervento di serventi per il caricamento. La sua affidabilità lo rese un prodotto d’eccellenza per i tempi. Ne vennero realizzati 82 esemplari, tutti per conto della Marina Militare Italiana, tra la fine degli anni 50’ e la prima metà degli anni 60’.</span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span>Alcune soluzioni costruttive originali del 76/62 MMI troveranno applicazione nei successivi modelli sviluppati da OTO Melara, come il 76/62 Compatto e il 76/62 Super Rapido. </span></span></span></span></span></p>